Lucia era in cucina quando sentì sbattere le ante dell’armadio in camera da letto.
— Sei sveglio? Vieni a fare colazione, ti sto aspettando!
Renato non rispose. Quando lei entrò, lo trovò davanti allo specchio con un vecchio completo scuro comprato vent’anni prima per il suo quarantesimo compleanno.
— Perché ti sei vestito così? Quel modello non si usa più.
— Può ancora andare, — disse lui, girandosi davanti allo specchio.
— C’è qualche cerimonia al lavoro? Ricordati che il medico ti ha proibito l’alcol.
— A questa cerimonia non dovrò bere.
— Che genere di cerimonia sarebbe?
— Una specie di riunione. Qualcuno forse berrà, ma io guarderò soltanto.
Lucia sbuffò.
— Certo, tu guarderai soltanto. Ti conosco.
Renato accarezzò i bordi della giacca.
— Me la stireresti bene? Mi servirà presto.
Durante la colazione era pallido e pensieroso.
— Ti fa male il cuore? Prendo il misuratore di pressione.
Lui le bloccò la mano.
— Sto bene. Ho fatto solo un brutto sogno.
— Che cosa hai sognato?
Renato sospirò.
— Ho sognato che ero morto. Ero disteso con questo completo addosso e tutti quelli venuti a salutarmi dicevano che ero molto elegante.
Lucia lo fissò.
— Hai conservato questo vestito per il tuo funerale?
— Qualche volta ci ho pensato. Se dovesse succedere qualcosa, voglio essere vestito proprio così.
— Complimenti. Sai davvero come iniziare bene la giornata.
La pressione era normale.
Poco dopo Renato annusò l’aria.
— Senti odore di bruciato?
Lucia sorrise.
— Sì.
— C’è qualcosa nel forno?
— No.
— Allora che cosa brucia?
— Forse il tuo prezioso completo.
Renato corse in camera.
— Lucia! Hai lasciato il ferro acceso sulla giacca! C’è un buco enorme!
— Perfetto! Ora non ho niente con cui vestirti. Dovrai vivere almeno altri quarant’anni!
Renato borbottò con la giacca rovinata fra le mani, ma non riuscì ad arrabbiarsi davvero.
Passarono i giorni e la vita riprese il solito ritmo. Discutevano per sciocchezze, bevevano il tè insieme e si addormentavano davanti alla televisione.
Lucia, però, cominciò a notare i piccoli gesti del marito. La tazza che le preparava ogni mattina. Il colletto del cappotto che le sistemava prima di uscire. La fetta migliore della torta che lasciava sempre a lei.
Una sera si avvicinò alla poltrona, lo abbracciò da dietro e appoggiò la guancia sui suoi capelli grigi.
— Che succede? — domandò Renato.
— Niente. Mi andava di farlo.
Poi aggiunse:
— Quando arriverà davvero il momento, ti comprerò un completo nuovo. Ma non avere fretta. Ho ancora bisogno di te.
Renato le strinse la mano.
— Allora cercherò di restare ancora un po’.
La cosa più terribile non è sapere che un giorno qualcuno di noi se ne andrà.
È dimenticare di dire alla persona accanto quanto la amiamo, mentre abbiamo ancora la possibilità di farlo.
