Dentro c’era una giovane donna dai capelli chiari e dallo sguardo gentile.
«Buongiorno, signora… deve andare in città? Vuole un passaggio?» chiese con un sorriso.
Maria esitò. Non era abituata alla gentilezza degli sconosciuti.
«No, non è lontano… posso arrivarci a piedi,» rispose.
La ragazza scosse la testa. «È ancora lontano per lei. Salga, davvero, sto andando nella stessa direzione.»
Dopo un momento di esitazione, Maria accettò. Salì con cautela, quasi temendo di sporcare l’auto.
«Non si preoccupi,» disse la giovane con dolcezza. «Si allacci la cintura, andiamo.»
L’interno era fresco, profumato di qualcosa di leggero e familiare.
«Dove deve andare?» chiese la ragazza.
«In città… poi prenderò un autobus per la regione.»
«Per la regione? Se posso chiedere… perché?»
Maria rimase in silenzio per qualche secondo. Poi parlò piano.
«Vado a trovare mio figlio e mio marito. Sono sepolti lì.»
La ragazza rallentò leggermente.
«Ogni anno ci vado. Mio figlio… è morto tanti anni fa. Si chiamava Marco. È annegato. Ha salvato una persona, ma non è più riemerso.»
L’auto si fermò di colpo sul ciglio della strada.
«Come ha detto?» la voce della ragazza tremava.
Maria si spaventò. «È… è successo tanto tempo fa. Perché?»
La ragazza si voltò lentamente verso di lei.
«Come si chiamava suo figlio?»
«Marco Rossi.»
In quell’istante il volto della giovane impallidì completamente.
«Io… io ti sto cercando da tutta la vita,» sussurrò.
Maria rimase senza parole. «Cercando me?»
La ragazza spense il motore.
«Mi chiamo Giulia Bianchi. Diciotto anni fa avevo otto anni. Sono caduta nel fiume. La corrente mi trascinava via. E qualcuno mi ha salvata.»
Le lacrime le riempirono gli occhi.
«Un ragazzo. Mi ha tirata fuori dall’acqua… ma lui non è più riemerso.»
Maria sussurrò: «Marco…»
Giulia annuì, piangendo.
«Non ho mai saputo il suo nome. Solo il suo volto. Per anni ho cercato la sua famiglia. Volevo ringraziare… almeno una volta.»
Il silenzio dentro l’auto era irreale.
Poi Maria allungò lentamente una mano e toccò il viso della ragazza.
«Allora sei tu… la bambina.»
Giulia scoppiò a piangere e la abbracciò.
Rimasero così a lungo, ferme sulla strada deserta.
Da quel giorno, nulla fu più come prima.
Giulia iniziò a visitare Maria sempre più spesso. Prima nei fine settimana, poi anche nei giorni feriali. L’aiutava in casa, nel giardino, faceva la spesa. E alla fine prese una decisione.
«Mi trasferisco vicino a te,» disse un giorno. «Ho trovato lavoro in città.»
Maria cercò di opporsi, ma Giulia era determinata.
«Non sei più sola. E nemmeno io lo sono.»
E così nacque una nuova famiglia.
Anni dopo, Giulia ebbe un figlio. Nato proprio nel giorno in cui Marco era morto.
Lo chiamarono Marco.
Quando Maria lo seppe, rimase in silenzio a lungo. Poi sorrise tra le lacrime.
«Sei tornato… in un altro modo.»
E il vento tra i cespugli di lillà sembrò rispondere.
