La bassotta era legata al cancello di un piccolo villaggio turistico sulle colline marchigiane.

La bassotta era legata al cancello di un piccolo villaggio turistico sulle colline marchigiane. Il guinzaglio era stretto con due nodi precisi. Accanto c’erano una ciotola vuota e una coperta rosa ormai fradicia.

Il villaggio era chiuso dalla fine di settembre. Le persiane erano abbassate, l’acqua staccata e il vento spingeva foglie secche tra le roulotte.

A trovarla fu Vittorio Mancini, settantuno anni, ex muratore. Ogni mattina percorreva quella strada per raggiungere un vecchio uliveto appartenuto alla moglie.

Da quando lei era morta, Vittorio si occupava di quegli alberi come se da loro dipendesse qualcosa di più del raccolto.

Quando vide la bassotta, pensò inizialmente che fosse morta.

Poi lei sollevò appena la testa.

Vittorio si avvicinò. La cagnolina si schiacciò contro il terreno.

«Piano. Non ti succederà niente.»

Tagliò il guinzaglio con le cesoie.

La bassotta non si mosse.

Continuava a guardare il parcheggio vuoto.

Vittorio le offrì pane e pecorino. Lei mangiò in fretta, poi bevve da una bottiglia tagliata a metà.

Quando lui cercò di condurla via, tornò verso il cancello.

«Stai ancora aspettando, vero?»

Vittorio si sedette sul muretto.

Aspettò con lei.

Dopo quasi un’ora, la bassotta si avvicinò e appoggiò una zampa sulla sua scarpa.

Vittorio la prese in braccio.

Pesava pochissimo.

La veterinaria diagnosticò anemia, infezione alle orecchie e una vecchia frattura mal curata.

Vittorio la chiamò Livia.

Suo figlio non approvò.

«Papà, vivi solo. Hai già problemi al cuore.»

«Anche lei ha problemi. Ci controlleremo a vicenda.»

Livia aveva paura delle valigie. Quando Vittorio preparava la borsa per l’uliveto, si nascondeva sotto il tavolo. Se sentiva un motore, correva al cancello.

Vittorio iniziò a dirle sempre la stessa frase:

«Vado e torno.»

All’inizio usciva per pochi minuti.

Livia abbaiava.

Poi cominciò a capire che lui tornava davvero.

Una mattina Vittorio ebbe un malore tra gli ulivi. Cadde dietro un muretto, invisibile dalla strada.

Livia corse fino a un casolare vicino e graffiò la porta finché una donna uscì. Poi tornò indietro, obbligandola a seguirla.

Vittorio fu soccorso in tempo.

Durante il ricovero, il figlio si occupò della cagnolina. Quando il padre tornò a casa, gli consegnò il guinzaglio.

«Credo che questa volta sia lei a non poterti lasciare solo.»

Grazie al microchip, rintracciarono la vecchia proprietaria. Disse che il nuovo compagno non voleva cani e che pensava che qualcuno del villaggio l’avrebbe trovata.

Vittorio la guardò senza alzare la voce.

«Sperare che uno sconosciuto rimedi alla tua crudeltà non significa aver trovato una soluzione.»

Livia riconobbe la donna, ma non le si avvicinò.

Tornò accanto a Vittorio.

Non era vendetta.

Era il posto in cui ormai si sentiva al sicuro.

Un anno dopo, Vittorio vendette parte dell’olio per aiutare il rifugio veterinario che aveva curato Livia.

Sull’etichetta delle bottiglie fece stampare una piccola bassotta e una frase:

“Chi torna mantiene la promessa.”

🌷 Tutti i dettagli e il seguito sono nei commenti. Vi saremo grati se vorrete condividere le vostre impressioni.

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