Chiedi a Rosa, figliolo…» gemette il vecchio Arturo dal letto. «È una donna buona. Non lascerà un vicino malato senza assistenza

«Chiedi a Rosa, figliolo…» gemette il vecchio Arturo dal letto. «È una donna buona. Non lascerà un vicino malato senza assistenza.»
Suo figlio Marco rimase sulla soglia, pallido.
«Rosa? Quella della casa di fronte?»
«Conosce le medicine, sa cucinare e vive a pochi passi,» dissi con il tono più professionale possibile. «Se non trovi qualcuno, dovrai lasciare il lavoro per occuparti di tuo padre.»
Marco strinse le labbra. Poi infilò il giaccone e uscì nella notte.
Appena la porta si chiuse, Arturo saltò giù dal letto.
«Secondo te verrà?»
«Torni immediatamente sotto le coperte!» sibilai. «Se ti vede in piedi, ti faccio davvero ricoverare.»
Rosa arrivò mezz’ora dopo con una pentola di brodo, erbe medicinali e lenzuola pulite. Aveva quarantotto anni, viveva sola da quando il marito era morto e mandava avanti un piccolo podere vicino a Perugia. Cuciva abiti per le donne del paese e non chiedeva mai aiuto a nessuno.
Si avvicinò al letto.
«Arturo, dove sente dolore?»
Il vecchio chiuse gli occhi.
«Qui, cara. Il motore non regge più.»
Marco la osservava in silenzio.
Rosa mise ordine nella stanza, lavò i piatti, aprì le finestre e costrinse entrambi gli uomini a mangiare.
«Non ho fame,» disse Marco.
«Lavora tutto il giorno nel bosco. Mangi e non faccia storie.»
Per la prima volta lui la guardò davvero.
Nei giorni seguenti Rosa venne ogni mattina e ogni sera. Arturo recitava la parte del malato con entusiasmo. Io passavo a controllare la pressione e fingevo espressioni preoccupate.
Marco iniziò a tornare prima dal lavoro. Prima sosteneva che fosse per il padre. Poi cominciò a riparare la staccionata di Rosa, a portarle legna e ad accompagnarla a casa.
Una sera li vidi parlare davanti al cancello fino a quando le stelle furono alte.
«Funziona,» mi disse Arturo soddisfatto.
«Non cantar vittoria. Una bugia resta una bugia.»
La verità venne fuori un lunedì mattina.
Rosa arrivò prima del solito e trovò Arturo dietro casa mentre tagliava legna. Il presunto malato sollevava il ceppo come un uomo di vent’anni e canticchiava.
Rosa rimase immobile.
«Questo sarebbe il cuore consumato?»
Arturo lasciò cadere l’ascia.
Quando Marco tornò e capì tutto, divenne furioso.
«Avete finto una malattia per costringermi a frequentarla?»
«Volevo solo vederti vivo di nuovo,» disse il padre.
Marco guardò Rosa.
«Lei lo sapeva?»
«No.»
Appoggiò sul tavolo le chiavi di casa.
«E non sarei mai venuta, se lo avessi saputo.»
Se ne andò.
Marco non rivolse la parola al padre per tre giorni. Il quarto giorno lo trovai nella legnaia.
«Sei arrabbiato perché ti hanno ingannato o perché Rosa ora non viene più?»
«Entrambe le cose.»
«Prima di tutto questo, l’avevi definita una donna insignificante.»
Marco mi guardò sorpreso.
«Chi glielo ha detto?»
«In un paese, perfino le galline conoscono i segreti.»
Restò in silenzio.
Poi raccontò della moglie di città, dei soldi perduti e della vergogna di essere tornato senza nulla. Aveva deciso che ogni donna gentile nascondeva un calcolo.
«Rosa non ti ha mai chiesto niente,» dissi. «Nemmeno quando preparava il pranzo che tuo padre ti metteva nella borsa.»
Marco sollevò la testa.
«Era lei?»
Quella sera andò a casa sua.
Rosa stava cucendo accanto alla finestra.
«Sono venuto a chiedere scusa.»
«Per la recita?»
«Anche. Ma soprattutto per aver pensato male di lei prima ancora di conoscerla.»
Le raccontò tutto.
Rosa ascoltò senza interrompere.
«Non posso prometterle di fidarmi subito,» disse Marco. «Ma posso prometterle che non la chiamerò mai più una donna insignificante.»
«È un inizio.»
La loro storia non cambiò in una notte. Marco andò ogni giorno ad aiutarla nel podere. Lei continuò a lasciargli il pranzo, ma da allora glielo consegnava in mano.
Arturo chiese perdono e portò a Rosa tutta la legna che aveva promesso a me.
«Quella era per l’infermiera,» protestai.
«Lei non deve sposare mio figlio.»
In autunno Marco e Rosa si sposarono nella piccola chiesa del paese.
Durante il pranzo Arturo si alzò.
«Voglio ringraziare il mio cuore malato.»
Rosa sollevò un sopracciglio.
«Il suo cuore gode di ottima salute. Ma la sua schiena avrà presto problemi, se continua a inventare diagnosi.»
Tutti risero.
Marco prese la mano di Rosa.
Per anni aveva creduto che la solitudine fosse una fortezza capace di proteggerlo. Solo allora comprese che era diventata una prigione.
E che a volte serve un vecchio padre bugiardo, una guaritrice riluttante e una donna paziente per ricordare a un uomo che non tutte le mani tese vogliono portargli via qualcosa.
Alcune vogliono soltanto condurlo a casa.
😲 Il seguito è già nei commenti! Scrivete assolutamente se il finale vi ha sorpreso.

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