Lucia mise la moka sul fornello. Era il suo gesto di ogni mattina: sei e un quarto, caffè, scialle sulle spalle e sedia di legno davanti alla porta.
Il cortile era immobile. Le piante di pomodoro ormai secche, il muro che il defunto Renato aveva promesso di imbiancare, il cancelletto con la vernice scrostata e una ciotola rossa con un piccolo taglio sul fondo.
Vuota. Lavata. Sempre nello stesso posto.
Da tredici mesi.
La vicina, Concetta, ogni volta scuoteva la testa.
«Lucia, mettila via. Stella non tornerà.»
Lucia non rispondeva.
Stella era scomparsa durante un temporale di fine estate. Il vento aveva fatto saltare il gancio del cancello. La mattina seguente, la cagnolina non c’era più.
Lucia l’aveva cercata ovunque.
Aveva lasciato fotografie nei bar, alla farmacia, dal fornaio, dai veterinari. Aveva percorso le strade fuori paese chiamandola fino a perdere la voce.
Dopo quattro mesi aveva smesso.
Ma la ciotola era rimasta.
Stella era arrivata nella sua vita dopo la morte di Renato. Concetta si era presentata con una cucciola color miele, con il petto bianco e le zampe troppo grandi.
«Prendila. Non puoi continuare a parlare solo con le fotografie.»
La prima sera la cucciola si addormentò sul grembo di Lucia.
«Va bene,» sussurrò lei. «Da oggi ci facciamo compagnia.»
Una sera di novembre, Lucia stava guardando la televisione. Non seguiva davvero il programma. Le bastavano delle voci dentro casa.
Vide un’ombra muoversi vicino all’ulivo.
Una cagna magra, color miele, fissava la porta.
Accanto a lei tremava un piccolo cucciolo.
Lucia uscì senza nemmeno infilare le scarpe.
«Stella?»
La cagna mosse la coda.
Lucia si portò una mano alla bocca.
Stella avanzò lentamente e appoggiò il muso sulle sue ginocchia.
Aveva il pelo sporco, le costole visibili e una cicatrice larga lungo il fianco. Il cucciolo la seguiva, restando sempre mezzo passo indietro.
Era identico a lei.
Lucia si sedette a terra e l’abbracciò.
«Dove sei stata? Chi ti ha fatto questo?»
Stella chiuse gli occhi.
Quella notte dormì sul vecchio tappeto della cucina. Il piccolo si rannicchiò contro il suo ventre.
Lucia non riusciva a smettere di guardarli.
Alle due chiamò il figlio.
«Matteo, Stella è tornata.»
«Mamma, hai bevuto qualcosa?»
«Non dire sciocchezze.»
«Sei sicura che sia lei?»
«Mi ha riconosciuta.»
Il giorno dopo il veterinario la visitò.
«Ha camminato molto. Le zampe lo dimostrano. La cicatrice è vecchia, forse una ferita provocata da un filo metallico. Le manca un premolare.»
«E il cucciolo?»
«Maschio, circa tre mesi. È sano. Lei lo ha protetto bene.»
Nel pomeriggio telefonò la figlia, Silvia.
Non si vedevano da quasi un anno. Dopo la morte di Renato, Silvia aveva insistito perché Lucia vendesse la casa e andasse a vivere con lei a Bologna. Lucia aveva rifiutato, accusandola di voler chiudere la vita dei genitori in qualche scatolone.
«Matteo mi ha raccontato tutto.»
«È vero.»
«Vengo.»
Silvia arrivò quella sera.
Quando Stella la vide, si sollevò e le andò incontro.
Silvia si inginocchiò.
«Mi hai riconosciuta, piccola mia.»
Stella le leccò il viso.
Silvia pianse.
Più tardi, in cucina, disse:
«Mamma, io non volevo cancellare papà.»
«Sembrava che volessi vendere tutto in fretta.»
«Avevo paura che restassi sola. Ogni volta che non rispondevi al telefono immaginavo il peggio.»
Lucia abbassò lo sguardo.
«Non avevo bisogno di una nuova casa. Avevo bisogno che venissi nella mia.»
Silvia annuì.
«Hai ragione.»
Il giorno dopo arrivò Matteo con i figli. I bambini chiamarono il cucciolo Raggio, perché correva in ogni angolo del cortile.
Dopo alcuni giorni una donna riconobbe Stella in una fotografia pubblicata online.
Suo padre viveva in una masseria a più di cento chilometri. Un anno prima aveva trovato Stella ferita vicino a un canale. L’aveva curata e tenuta con sé.
Qualche mese dopo l’uomo era morto.
Durante i giorni del funerale, Stella era scappata portando con sé l’unico cucciolo sopravvissuto della cucciolata.
«Forse ha cercato l’altro posto che ricordava come casa,» disse la donna.
Matteo sistemò il cancello.
Silvia cominciò a tornare ogni domenica. Non parlò più di vendere. Portò un falegname per riparare le persiane e aiutò la madre a prenotare le visite mediche che rimandava da mesi.
Una mattina Lucia uscì e trovò Silvia seduta sulla sedia accanto alla sua.
Aveva preparato due caffè.
Stella dormiva davanti alla soglia. Raggio mordeva un vecchio guanto da giardino.
La ciotola rossa era piena.
Lucia aveva creduto di tenerla lì perché non riusciva ad accettare la perdita.
Ora capiva che era anche una promessa.
Chiunque fosse tornato avrebbe trovato ancora un posto.
Stella tornò con il suo cucciolo.
Silvia tornò con le sue scuse.
Matteo con i bambini.
E la casa, che per mesi aveva avuto bisogno della televisione per sembrare abitata, tornò a riempirsi di voci vere.
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