Mio marito partì “per pescare” e dimenticò il telefono in carica. Quando squillò, risposi. Una donna domandò: “Amore, sei già arrivato alle terme?”
Il telefono era sul mobile dell’ingresso, collegato a un cavo nero. Paolo lo aveva dimenticato per la prima volta in vent’anni.
Era partito da meno di mezz’ora. Aveva indossato il vecchio giubbotto impermeabile e caricato in macchina una canna da pesca che non usava dall’estate precedente.
— Vado con Sergio sul lago. Torno domenica sera.
Io avevo annuito. Avevo preparato persino i panini.
Quando il telefono squillò, pensai che stesse chiamando dal cellulare dell’amico.
— Hai lasciato…
— Amore, sei già arrivato alle terme? — disse una voce femminile. — Io ho appena finito dal parrucchiere. Ci vediamo direttamente nella suite.
Non riuscivo a respirare.
— Paolo?
— Sono sua moglie.
La donna rimase in silenzio, poi chiuse la chiamata.
Mi chiamo Elisabetta. Avevo cinquant’anni e ventisette anni di matrimonio alle spalle. Paolo lavorava come rappresentante farmaceutico. Io gestivo una piccola cartoleria ereditata da mia zia.
Credevo che i suoi viaggi fossero davvero lavoro. Credevo anche che i fine settimana con Sergio fossero l’ultima passione rimasta a due uomini stanchi.
Il codice del telefono era la data del nostro matrimonio.
Quell’ironia mi fece quasi ridere.
La donna era Valentina, responsabile eventi di una struttura alberghiera. La relazione durava da oltre un anno.
Trovai prenotazioni a Montecatini, Siena e sul lago di Garda. In molte date Paolo mi aveva raccontato di congressi medici o battute di pesca.
Valentina gli scriveva di una casa che avrebbero comprato insieme.
Paolo rispondeva:
„Aspetto che Elisabetta venda la cartoleria. Le ho già spiegato che è troppo faticosa per lei.“
Non mi aveva spiegato nulla.
Anzi, negli ultimi mesi insisteva perché vendessi il negozio.
— Sei stanca. Con quei soldi possiamo sistemare il mutuo e goderci la vita.
La vita che progettava non comprendeva me.
Fotografai tutto. Poi chiamai Sergio.
— Paolo è con te?
— No. Pensavo fosse a un convegno.
Il suo tono era sinceramente confuso.
Quando Paolo tornò a prendere il telefono, mi trovò dietro il bancone della cartoleria. Avevo portato il cellulare con me.
— Perché sei qui? — domandò.
— Valentina ti aspetta alle terme.
Per qualche secondo cercò una spiegazione.
Disse che era una cliente. Poi un’amica. Infine ammise la relazione, ma la definì un rifugio da un matrimonio ormai spento.
— Spento per chi?
— Non possiamo continuare a fingere.
— Io non fingevo.
Paolo voleva partire ugualmente. Gli consegnai il telefono.
— Vai. Ma quando torni, non entrare in casa senza avvisare.
Quella sera telefonai a mia sorella e a un’avvocata. Scoprii che Paolo aveva già chiesto informazioni a un’agenzia immobiliare sulla vendita della nostra casa.
La firma di entrambi sarebbe stata necessaria, ma aveva fatto preparare una valutazione senza dirmelo.
Aveva inoltre usato parte dei risparmi per versare una caparra su un appartamento intestato a Valentina.
Il denaro proveniva dal conto comune.
Bloccammo ulteriori operazioni e raccogliemmo gli estratti.
Paolo tornò due giorni dopo. Non da uomo innamorato, ma da marito spaventato.
— Valentina ha frainteso. Non avevo promesso di lasciare tutto.
— Ho letto le promesse.
— Hai invaso la mia privacy.
— Tu hai usato i nostri risparmi per comprare un appartamento a un’altra donna.
Cercò di convincermi a non coinvolgere avvocati. Disse che potevamo restare sposati formalmente, vendere il negozio e dividerci con calma.
Il negozio era mio, ereditato da mia zia. Non faceva parte dei beni comuni.
Quando lo capì, il suo tono cambiò.
— Quindi vuoi lasciarmi senza niente?
— Voglio impedirti di prendere ciò che non è tuo.
Valentina mi scrisse dopo una settimana. Paolo le aveva detto che la cartoleria e la casa appartenevano quasi interamente a lui.
Le inviai soltanto una copia della visura dell’attività.
Il giorno successivo lei restituì le chiavi dell’appartamento su cui Paolo aveva versato la caparra e interruppe la relazione.
Non lo fece per solidarietà verso di me. Capì semplicemente che il futuro promesso non esisteva.
Durante la separazione, la caparra e le spese dei viaggi vennero considerate nel conteggio patrimoniale. Paolo dovette accettare una quota minore dei risparmi.
Io tenni la cartoleria e rilevai la sua parte della casa con l’aiuto di un piccolo prestito.
Mesi dopo entrò nel negozio.
— Mi manca parlare con te.
— A me mancava sapere la verità.
— Abbiamo buttato via ventisette anni.
— Io li ho vissuti. Tu, nell’ultimo anno, li hai usati come copertura.
Comprò una penna e pagò in silenzio.
Il telefono dimenticato non distrusse il matrimonio.
Lo fece la vita che Paolo aveva costruito dentro quel telefono, mentre io preparavo panini per una pesca che non esisteva.
