Mia figlia mi lasciò in una residenza per anziani. Un’ora dopo il direttore entrò nella stanza, mi riconobbe e si inginocchiò davanti a me
— Mamma, guarda che bel colore hanno scelto per le pareti. Si chiama crema serena, — disse mia figlia Daniela.
La stanza era pulita, ma non aveva nulla di sereno. Odorava di vernice, medicinali e minestra.
Avevo settantun anni e camminavo con un bastone dopo un intervento all’anca. Daniela sosteneva che non potevo più vivere sola.
— Qui avrai assistenza continua. Io verrò ogni domenica.
— Come sei venuta ogni domenica negli ultimi sei mesi?
Fece finta di non sentire.
Il vero problema non era la mia anca. Era il mio appartamento a Bologna. Daniela e suo marito avevano debiti, mentre il loro figlio maggiore voleva aprire un ristorante. Da settimane mi proponevano di vendere casa e trasferirmi in qualcosa di più piccolo.
Avevo sempre rifiutato.
Tre giorni prima mi aveva portato alcuni documenti.
— Servono per l’assicurazione e per autorizzarmi a parlare con i medici.
Li avevo firmati senza occhiali, fidandomi di mia figlia.
Daniela sistemò la valigia, mi baciò in fretta e uscì. La porta si chiuse con un rumore metallico.
Dentro la valigia non trovai le medicine per la pressione, né l’album di mio marito. C’erano invece pigiami che non avevo scelto e una confezione di biscotti secchi.
Dopo circa un’ora entrò un uomo in giacca grigia. Aveva i capelli brizzolati e un portamento elegante.
Mi osservò a lungo.
— Signora Adele?
